Profughi in stazione centrale a Milano giugno 2015


Una fila di persona, accampate in una stazione, un bambino nero come la notte con la faccia tonda come la luna. Avrà avuto non più di 4 anni e cercava di prendere delle salviettine umidificate dalle mani di un volontario. Sorrideva con un sorriso bellissimo, il bambino. Ma ho sorriso e sorrido ricordando. Una fila infinita, per il wc chimico, che nemmeno il bagno delle donne in una discoteca, Donne sedute ovunque con bambini saltellanti intorno. Occhi che trasmettono ad ogni sguardo l’orrore dal quale sono scappati. Ma anche tanta gente, volontaria, ad aiutarli. Non possiamo chiudere gli occhi, il mondo è qui fuori dalla porta. Anzi ha già un piede dentro.

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